Il terzo classico legge il VI libro dell’Iliade

Seduti a terra in cortile, un leggero sole a scaldare le spalle, con un libro in mano. Così si è svolta la mattina di laboratorio del III classico. Il professor Pucci, docente di latino e greco, ha scelto di far leggere ai ragazzi il VI libro dell’Iliade. Una lettura integrale. A competere con Omero non c’è partita. Una scena di dolorosa separazione di una famiglia. Ineguagliabile, anche per il migliore degli sceneggiatori contemporanei.

Aras, tu fai Ettore; Beatrice sarai Andromaca.

Dunque gli venne incontro, e con lei andava l’ancella,  portando in braccio il bimbo, cuore ingenuo, piccino, il figlio d’Ettore amato, simile a vaga stella. Ettore lo chiamava Scamandrio, ma gli altri Astianatte, perché Ettore salvava Ilio lui solo. Egli, guardando il bambino, sorride in silenzio: ma Andromaca gli si fece vicino piangendo, e gli prese la mano, disse parole, parlò così: “Misero, il tuo coraggio t’ucciderà, tu non hai compassione del figlio così piccino, di me sciagurata, che vedova presto sarò, presto t’uccideranno gli Achei, balzandoti contro tutti: oh meglio per me scendere sotto terra, priva di te; perché nessun’altra dolcezza, se tu soccombi al destino, avrò mai, solo pene. Il padre non l’ho, non ho la nobile madre […]  

(Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti)

I sentimenti che si rendono tangibili: bellezza viva. Una giornata luminosa.