Dalla storia all’italiano: temi… dal fronte!

La storia siamo noi… siamo noi che scriviamo le lettere…

E’ proprio bello quando a lezione di storia non si impara solo il passato dei grandi ma esperienze di vita di uomini come noi.

Ecco, allora, che la Prof.ssa Merz ci racconta cosa sia accaduto in III A grazie ad alcune lezioni dedicate alla I guerra mondiale:

mi trovavo in aula professori a correggere alcuni temi che avevo fatto svolgere in classe la mattina quando mi sono stupita a chiedermi… ma queste sono lettere dal fronte o i temi dei ragazzi? Mi sono confusa e ho mescolato fonti ed elaborati?… Ovviamente non mi ero confusa e l’assenza di tutti gli errori caratteristici che si ritrovano negli scritti dei soldati era, per fortuna, eloquente. Tuttavia, coloro a cui li ho mostrati hanno avuto la mia medesima reazione. È per me un segnale eloquente della capacità degli studenti di immedesimarsi nella vita di persone la cui storia li ha colpiti.

A voi “l’ardua sentenza”: lettere o temi…

 

Cara sorella, 25 dicembre 1915, Marmolada

quando sono partito per questa grande guerra il mio desiderio era di liberare il Trentino dal dominio austriaco e riprenderci quel territorio. Mi aspettavo anche che sarebbe durata poco questa guerra. Bene oggi è Natale e sono ancora qui sul fronte, a combattere vedendo tanti amici morire uccisi dagli Austriaci che sono a 200 m di distanza da noi. 

Mi dispiace di non essere a casa con te e con la mamma per le feste.

Qui siamo sepolti nelle trincee per settimane o addirittura mesi con l’ansia di essere attaccati di nascosto dagli austriaci, poi il generale non si fa mai vedere e ci dà costantemente ordine (di qualunque genere).
Qui non riesco a stare, non siamo liberi di fare nulla e se non lavoriamo ci fanno fuori in un batter di ciglio.

Alberto, un soldato come me, ieri è andato a prendere altre munizioni ma non è ancora tornato. Spero che non gli abbiano sparato perché di notte le divise degli italiani e degli austriaci non si distinguono e potrebbe aver incrociato un soldato nemico e averlo scambiato per amico.

Un giorno ho dovuto dormire con un mio compagno morto accanto, perché non potevo seppellirlo di notte a causa del rischio di essere fucilato da qualche soldato nemico. Forse i soldati austriaci, come noi, non provano più odio verso noi soldati italiani. Forse anche loro credevano che sarebbe stata una guerra lampo come lo abbiamo creduto noi.

Saluti dalla Marmolada,

Antonio.

 

Cara mamma, Marmolada, 31/12/1916

Sono viva, sono in guerra e quest’anno è stato un anno di stallo, ma il 1915 è stato molto duro per me. Appena arrivata ero molto fiera di me, ero arrivata alla libertà. Mi sono sentita un eroe che doveva salvare il mondo. Certo il clima non mi ha aiutato per niente, però pensavo sempre che tra sei mesi ti avrei riabbracciata sana e salva, ma non fu così, nulla fu così. 

Dormiamo male, fa freddo, mangiamo pane ed acqua, se non lavoriamo ci sparano, non siamo liberi di fare nulla. Dentro il nostro gruppo sono tutti pronti alla morte, come se già sapessero che non arriveranno di sicuro a casa; il controllore ci sta sempre addosso, mi sento osservata anche in questo momento.
Qui, mamma, non c’è libertà, se parli mentre lavori o ti lamenti ti sparano, sono già morti novanta soldati e ho paura che la prossima sarò io.

Sono stanca, ho fame e sete, ho freddo, dormo con un ragazzo a cui è stato sparato in un braccio e lo devo aiutare a far tutto. 

Penso che ne avremo ancora di tempo, forse ci rivedremo l’anno prossimo, tra due mesi, tra due anni, chi lo sa. 

Ricordati che ti amo e sei tutta la mia vita, ti auguro un buon Natale, ci rivedremo presto… promesso.

Baci,

Ludovica

 

Caro nonno, Marmolada, 26 dicembre 1915

Sono partito, orgoglioso, in guerra per una causa per me importante, per SALVARE i miei fratelli, ma ora che sono qui è tutto diverso. Il mio compagno, che ieri mi copriva le spalle, ora è accanto a me in fin di vita, inoltre tutti pensavamo che per le feste saremmo tornati, ma guarda oggi è il 26 dicembre e ieri abbiamo passato il Natale a morir di freddo qui su.

Mi manchi e spero di tornare a casa sano e… volevo dire presto, ma non credo più che finirà presto. Non so più per cosa combatto.

Luca